Le nostre comunità sono sempre più eterogenee e spesso faticano ad amalgamare le loro molteplici anime. Gli autoctoni si sentono invasi da chi giunge da fuori e si ergono a difesa delle proprie storie e tradizioni. Per contro, capita che gli immigrati rifiutino una storia che “non gli appartiene”. Ma è proprio vero? Il passato non dovrebbe appartenere a tutti? E i beni culturali -i monumenti, i parchi, i musei- non appartengono in prima battuta a quelle
“comunità di patrimonio” che li vivono ogni giorno, indipendentemente dalla provenienza di ciascuno? Vivere i beni culturali permette di aggregare le comunità conferendo ai luoghi quel senso di unicità che crea appartenenza. Proviamo a partire da qui per immaginare le nuove comunità?