Progetto

NextGen Heritage

NextGen Heritage è un’iniziativa parte del progetto CHANGES – Cultural Heritage Active Innovation for Sustainable Society.

La Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, o Convenzione di Faro (adottata nel 2005; ratificata dall’Italia con la legge 133/2020), ha vent’anni ormai ed era stata pensata per un mondo che cominciava a mostrare crepe evidenti, rispetto alle monolitiche certezze del XX secolo, e per far sentire forte la sua pluralità di voci. Ha affermato che quelle voci contano e devono essere protagoniste della fruizione e gestione dei beni culturali. Ha chiarito cioè che i beni culturali - oggetti e luoghi - non sono importanti di per sé, ma per i significati e gli usi che le persone attribuiscono loro e per i valori che rappresentano.

È un’idea forte diffusa in molte società civili europee: Faro ha inteso che anche i beni culturali sono beni pubblici ed elemento distintivo della democrazia e dei diritti umani. Faro è perciò un punto di non ritorno. In vent’anni, però, tutto è cambiato. Migrazioni, cambiamenti climatici, guerre locali dalle ricadute globali, rivendicazioni sociali di massa, hanno trasformato le crepe della società novecentesca in voragini non più rimarginabili. Hanno relativizzato tutto, privando di fondamenta ogni certezza. Persino la fiducia nella capacità di internet di costruire una democrazia realmente partecipata si sta sgretolando di fronte al dilagare delle fake news, di algoritmi invadenti e di un’intelligenza artificiale troppo complicata per coglierne a pieno gli sviluppi futuri. Preoccupazioni etiche oscurano la visione di un futuro, tra reale e digitale, più sostenibile e umano per tutti.

Quali comunità?

In questo scenario incerto e in evoluzione continua, l’insistenza della Convenzione di Faro sulle comunità e le società è più necessaria che mai. Ma come metterla in pratica affinché offra indicazioni utili a navigare il presente e a individuare le possibili rotte future?

Quando si parla di beni culturali, la definizione di comunità non è scontata. Vivere vicino a un bene culturale o avere tradizionalmente ereditato un bene culturale dalle generazioni passate non sono elementi sufficienti per comprendere le “comunità di patrimonio” di cui parla Faro. Le società complesse e globali del presente impongono nuove riflessioni teoriche, ma anche nuovi strumenti di valorizzazione e protezione dei beni culturali. Come cittadini del mondo noi viaggiamo, consumiamo cultura, esportiamo e importiamo importanti significati culturali, creiamo nuovi mercati turistici e ci confrontiamo costantemente con mondi nuovi e complessi.

Rischiamo però di scordare che le tradizioni non sono monolitiche e anche in passato si sono trasformate e ibridate costantemente. La migliore fedeltà alla tradizione, quindi, è proprio l’innovazione.

È pertanto necessario e urgente chiedersi cosa sia una “comunità di patrimonio” del XXI secolo e cercare una risposta più fluida rispetto alle solide istanze identitarie e nazionalistiche dei secoli passati. Dobbiamo poi capire quali dinamiche questa comunità debba mettere in atto per il vantaggio e il benessere fisico, culturale, sociale ed economico- di tutti.

E come ripartire davvero dalle comunità per individuare soluzioni sostenibili di cittadinanza attiva e turismo?