Open Access: democratizzare l’arte e la cultura attraverso dati e immagini libere
L’Open Access non è una minaccia per il diritto d’autore e non danneggia l’editoria. Tutti i vantaggi, anche economici, di una delle grandi sfide del XXI secolo.
di: Marina Buzzoni, Raissa De Gruttola, Franz Fischer, Paola Peratello, Samuela Simion

Open Access: una panoramica storica e normativa

L’Open Access (OA) rappresenta un paradigma essenziale per la condivisione della conoscenza scientifica e culturale e può essere inteso come un concetto bottom-up in quanto nasce da esigenze delle singole comunità di ricerca scientifica. Le sue radici affondano nella Budapest Open Access Initiative del 2002 (promossa dall’Open Society Institute) e nella Dichiarazione di Berlino del 2003 (promossa dai partecipanti alla Conference on Open Access to Knowledge in the Sciences and Humanities) che ha sancito l’importanza di garantire l’accesso libero e universale ai risultati della ricerca, ai dati grezzi, ai metadati e alle rappresentazioni digitali di beni culturali: 

Accreditare l’accesso aperto quale procedura meritevole richiede idealmente l’impegno attivo di ogni e ciascun produttore individuale di conoscenza scientifica e di ciascun depositario del patrimonio culturale. I contributi ad accesso aperto includono le pubblicazioni di risultati originali della ricerca scientifica, i dati grezzi e i metadati, le fonti, le rappresentazioni digitali grafiche e di immagini e i materiali multimediali scientifici.

Un contributo in OA deve soddisfare due requisiti fondamentali: 

  • garantire l’accesso gratuito e irrevocabile ai contenuti
  • autorizzare la riproduzione e distribuzione, nel rispetto della paternità intellettuale

Successivamente, la Dichiarazione di Messina del 2004, le Raccomandazioni della Commissione Europea (2012 e 2018) e la Open Access Roadmap (2014) hanno ulteriormente rafforzato l’adozione dell’OA. Le normative europee, riflesse nel programma quadro Horizon Europe (2021-2027), richiedono la pubblicazione immediata delle ricerche finanziate con fondi pubblici secondo i princìpi dell’OA.

Compatibilità tra Open Access e normativa nazionaleIn Italia, il Piano Nazionale per la Scienza Aperta (PNSA) 2021-2027 e il Piano Nazionale di Digitalizzazione del patrimonio culturale (PND) 2022-2023 contribuiscono a delineare un quadro coerente per la diffusione e l’accessibilità dei dati. Importanti in questo ambito sono anche i princìpi della Coalition for Advancing Research Assessment (COARA) del 2022 che si richiamano all’OA e all’OS, nonché le indicazioni esposte dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID) nelle Linee Guida recanti regole tecniche per l’apertura dei dati e il riutilizzo dell’informazione del settore pubblico).

La normativa italiana, tuttavia, pur avendo recepito la maggior parte delle direttive comunitarie sull’OA, mantiene alcune restrizioni specifiche. In particolare, per quanto riguarda i beni culturali, Non la libera circolazione delle riproduzioni è consentita solo per usi non commerciali, mentre per finalità commerciali come merchandising o stampe fine art è previsto il pagamento di un corrispettivo. Il Decreto Ministeriale 161, nella versione dell’11 aprile 2023, fornisce linee guida per la determinazione degli importi relativi all’uso dei beni culturali digitalizzati, ma non garantisce né la trasparenza né l’equità nelle concessioni d’uso (si veda il documento A proposito del DM 11 aprile 2023, n. 161 che introduce nuovi criteri di tariffazione sulla riproduzione e il riuso di beni in consegna a istituti e a luoghi della cultura statali, firmato da società scientifiche, consulte universitarie, associazioni di giovani ricercatori, di professionisti e di istituti del patrimonio culturale). Risulta anche, almeno apparentemente, in controtendenza rispetto a un sentire comune intorno ai temi della scienza aperta che si sta affermando con forza. Inoltre non è chiaro chi siano i veri portatori di interesse che sono solo genericamente indicati nella prefazione (p. 4: «Il documento è stato redatto a fronte di studi e approfondimenti con gli uffici e gli istituti interessati, tenendo conto delle proposte formulate nell’ambito di incontri con alcuni portatori di interessi, tra i quali l’Associazione delle Italian Film Commissions, e ai quali ha preso parte anche la Direzione Generale Cinema»). Più nello specifico, il documento prevede tariffe per la pubblicazione di immagini in riviste scientifiche, e questa prescrizione contrasta con una tendenza sempre più ampia alla valorizzazione dell’OA in tutte le sue forme da parte di istituzioni in precedenza anche molto  prudenti su questo fronte: si pensi, a titolo puramente esemplificativo, alla svolta della British Library: «We support the aim of UKRI’s proposed open access policy to ensure that the published outputs of publicly funded research are made widely and freely accessible to all from 2022, with no delay and with liberal allowances for reuse». 

Vista della King’s Library presso la British Library. Photograph by Mike Peel (www.mikepeel.net)., CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons. 

Il DM 108 del 21 marzo 2024 introduce delle modifiche migliorative, anche se non del tutto risolutive, al DM 161, specificando per esempio che sono gratuite (p. 5):

  1. le riproduzioni di beni culturali e il loro riuso per le riviste scientifiche e di Classe A di cui agli elenchi dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR); 5. le riproduzioni di beni culturali e il loro riuso per pubblicazioni in giornali e periodici nell’esercizio del diritto-dovere di cronaca; 6. le riproduzioni di beni culturali e il loro riuso destinate alle pubblicazioni liberamente accessibili da chiunque senza il pagamento di un prezzo (c.d. open access); 7. le riproduzioni di beni culturali eseguite autonomamente da chiunque (come ad esempio studenti, studiosi, ricercatori, docenti universitari) effettuate a scopo non lucrativo e non destinate alla vendita.

Il DM 108 introduce una normativa in cui le ‘tariffe’ dovrebbero valere solo per gli usi commerciali, anche se alcuni dubbi permangono (come trattare le riproduzioni di beni culturali e il loro riuso in riviste internazionali, magari WoS e Scopus, ma non Classe A ANVUR? Sotto quale voce ricadono?) 

Sorge quindi spontanea una domanda: i modelli (in varia misura) restrittivi come quello italiano sono realmente efficaci per la valorizzazione degli oggetti del nostro patrimonio, oppure si basano su un’idea protezionistica del patrimonio stesso? Non sono sufficienti politiche di open data (OA a dati e metadati, esposizione delle API) e licenze Creative Commons? Due esempi. 

  • Rijksmuseum (Amsterdam, Paesi Bassi): è stato il primo al mondo a offrire immagini ad alta risoluzione delle sue opere, rendendole disponibili gratuitamente per qualsiasi uso, compreso quello commerciale. L’idea è che la diffusione culturale e l’accessibilità siano prioritarie rispetto al controllo economico delle immagini; 
  • Musei Statali di Berlino (Germania): permettono l’utilizzo delle immagini delle opere in pubblico dominio senza restrizioni, anche per scopi commerciali. L’unico vincolo è l’attribuzione corretta dell’opera e dell’autore secondo la licenza CC-BY-SA (vedi qui).

Sono questi i modelli a cui dovremmo tendere?

Sfatare i pregiudizi sull’Open Access

L’OA non rappresenta una minaccia per il diritto d’autore né facilita il plagio. Al contrario, garantisce la paternità intellettuale con data di deposito certa, e permette l’utilizzo delle licenze Creative Commons che richiedono sempre l’attribuzione all’autore. Inoltre, non danneggia l’editoria tradizionale, poiché molti editori adottano modelli ibridi che prevedono sia l’accesso aperto sia quello tradizionale.

I vantaggi economici dell’Open Access

L’OA offre anche vantaggi economici tangibili, favorendo la sostenibilità finanziaria della ricerca e l’innovazione globale. L’incremento della visibilità della ricerca produce:

  • aumento delle citazioni e dell’impatto dei lavori scientifici, il che può tradursi in maggiori finanziamenti e collaborazioni;
  • accelerazione dell’innovazione. L’accesso gratuito ai risultati della ricerca permette alle imprese, soprattutto alle piccole e medie imprese (PMI), di accedere a informazioni e dati cruciali senza costi aggiuntivi. Questo facilita l’innovazione e lo sviluppo di nuovi prodotti, servizi e tecnologie;
  • maggiore efficienza nell’uso di fondi pubblici. Gran parte della ricerca scientifica è finanziata con fondi pubblici. L’OA garantisce che i risultati di queste ricerche siano accessibili al pubblico, evitando che cittadini e istituzioni paghino due volte: una per finanziare la ricerca e l’altra per accedere ai risultati;
  • benefici per le economie emergenti. Nei paesi in via di sviluppo, l’accesso alle riviste accademiche tradizionali è spesso limitato a causa dei costi elevati. L’OA permette ai ricercatori di questi paesi di accedere alle stesse risorse disponibili nei paesi più ricchi, contribuendo a colmare il divario conoscitivo e a favorire una crescita economica più equa.

Consultazione di materiale bibliografico all’interno della biblioteca di Mälmo, prima dell’Open Access. Foto: bibliotek di Lundh, Gunnar (1898-1960) – 1950 – Malmö Museum, Sweden – CC BY. https://www.europeana.eu/item/91672/MM_foto_621060 

Le sfide dell’Open Access

L’OA offre molti vantaggi, ma presenta anche alcune sfide e criticità che è importante considerare. Tra le più rilevanti:


  • Sostenibilità economica
      • Costi per gli autori e per le istituzioni: l’OA non è privo di costi. Molti editori addebitano agli autori le Article Processing Charges (APC), che possono essere onerose, soprattutto per ricercatori di Paesi con minori risorse finanziarie o per discipline con minori finanziamenti;
      • Modelli di business non consolidati: la sostenibilità economica per le riviste OA è ancora in evoluzione. Modelli alternativi come i transformative agreements ‘accordi trasformativi’ richiedono ulteriori investimenti da parte delle università e dei consorzi bibliotecari.
  • Disparità geografiche e disciplinari
      • Accesso ineguale ai fondi: le risorse per coprire i costi di pubblicazione OA non sono equamente distribuite. I Paesi in via di sviluppo possono avere difficoltà a finanziare pubblicazioni ad accesso aperto;
      • Disparità disciplinare: alcune aree della ricerca sono meno rappresentate, in particolare le scienze sociali e umane, dove i modelli di finanziamento sono diversi e meno centralizzati rispetto alle cosiddette ‘scienze dure’.
  • Sfide tecniche e di infrastruttura
      • Standard di interoperabilità non uniformi: la realizzazione dei princìpi FAIR (Findable, Accessible, Interoperable, Reusable) richiede infrastrutture tecniche avanzate e standard condivisi che non sono ancora pienamente sviluppati a livello globale; 
      • Problemi di archiviazione e accesso a lungo termine: la conservazione dei dati e delle pubblicazioni OA richiede infrastrutture robuste e finanziamenti continui, il che pone sfide significative per archivi istituzionali e piattaforme digitali.
  • Implicazioni etiche e di privacy
    • Condivisione dei dati sensibili: l’OS promuove la condivisione dei dati, ma ciò può entrare in conflitto con la protezione dei dati personali o sensibili, specialmente nelle scienze mediche e sociali. Le normative sulla privacy, come il GDPR in Europa, richiedono misure rigorose che non sempre sono facilmente compatibili con l’apertura totale dei dati;
    • Disuguaglianza nella partecipazione: l’accesso ai dati aperti può avvantaggiare ricercatori e istituzioni con maggiori risorse tecnologiche, rafforzando le disuguaglianze già esistenti tra Paesi e regioni.

Il fatto che esistano aspetti problematici non deve spaventare. Le sfide economiche, normative, tecniche ed etiche per garantire una scienza davvero aperta, equa e sostenibile, vanno affrontate con fiducia e in modo collaborativo. L’armonizzazione normativa e la creazione di modelli sostenibili restano aspetti cruciali per il successo del paradigma open.

Conclusioni

L’OA rappresenta una svolta nella gestione della conoscenza, favorendo una cultura più inclusiva, trasparente e collaborativa. In Italia, le normative e i piani nazionali stanno cercando di armonizzare i princìpi internazionali con le esigenze locali, valorizzando al contempo il patrimonio culturale e la ricerca scientifica. L’OA e, più in generale, una Open Data Policy che renda disponibili anche i metadati e, ove pertinente, esponga le API,  non solo democratizza la conoscenza, ma offre anche vantaggi economici tangibili, favorendo la sostenibilità finanziaria della ricerca e l’innovazione globale. Anche questa parola chiave sarà oggetto di confronto e discussione del Tavolo 2 “Liberi Tutti” il prossimo Gennaio a Venezia in occasione della presentazione del progetto NextGen Heritage.

Riferimenti bibliografici

Coalition for Advancing Research Assessment (COARA), 2022: https://www.coara-italia.it/

DM 161, 11.04.2023 Linee guida per la determinazione degli importi minimi dei canoni e dei corrispettivi per la concessione d’uso dei beni in consegna agli istituti e luoghi della cultura statali

DM 11 aprile 2023, n. 161 che introduce nuovi criteri di tariffazione sulla riproduzione e il riuso di beni in consegna a istituti e a luoghi della cultura statali

DM 108, 21.03.2024 Modifiche al decreto del Ministro della cultura 11 aprile 2023, rep. n. 161, recante ‘Linee guida per la determinazione degli importi minimi dei canoni e dei corrispettivi per la concessione d’uso dei beni in consegna agli istituti e luoghi della cultura statali’

Dichiarazione di Berlino, 2003: https://openaccess.mpg.de/Berlin-Declaration 

Dichiarazione di Messina, 2004: https://decennale.unime.it/ 

EU “Three Os”, 2016: https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/SPEECH_15_5243 

FAIR Principles: https://www.go-fair.org/fair-principles/ 

Linee guida per l’acquisizione, la circolazione e il riuso delle riproduzioni dei beni culturali in ambiente digitale, MIC, 2022-2023

Linee Guida recanti regole tecniche per l’apertura dei dati e il riutilizzo dell’informazione del settore pubblico, AGID – Agenzia per l’Italia Digitale, 2024: https://www.agid.gov.it/sites/agid/files/2024-05/lg-open-data_v.1.0_1.pdf 

Open Access Road Map, 2014-2018: https://decennale.unime.it/wp-content/uploads/2014/10/Road-Map-2014-2018.pdf  

Piano Nazionale per la Scienza Aperta (PNSA) 2021-2027, allegato al Decreto Ministeriale n. 268 del 28 febbraio 2022: https://www.mur.gov.it/sites/default/files/2022-06/Piano_Nazionale_per_la_Scienza_Aperta.pdf

Programma Nazionale per la Ricerca (Delibera 15 dicembre 2020, n. 74): https://ricerca-delibere.programmazioneeconomica.gov.it/media/docs/2020/E200074.pdf 

Programma quadro europeo di finanziamento della ricerca: Horizon Europe, 2021-2027: https://horizoneurope.apre.it/ 

Raccomandazione della Commissione europea del 17 luglio 2012 sull’accesso all’informazione scientifica e sulla sua conservazione (2012/417/UE)

Raccomandazione della Commissione europea del 25 aprile 2018 sull’accesso all’informazione scientifica e sulla sua conservazione (2018/790/UE)

Recommendation on Open Science, UNESCO, 2021: https://www.unesco.it/wp-content/uploads/2023/11/RECOMMENDATION-ON-OPEN-SCIENCE-2021-Certified.pdf