Sense of Place
Come e con quale intensità individui e comunità possono sviluppare attaccamento emotivo verso un determinato luogo?
di: Andrea Carlo Lo Verso

Perché crescere o abitare a lungo in una certa località può definire la nostra identità in maniera così marcata? E perché riusciamo comunque ad orientarci in maniera efficace e sviluppiamo abitudini “spaziali” anche in luoghi che viviamo sporadicamente o per brevi periodi? Cosa vuol dire, insomma, sentirsi a casa? Tutte queste domande vanno al cuore delle riflessioni teoriche inerenti al concetto di sense of place.

Come nota metodologica preliminare, preferiamo mantenere la locuzione inglese non per un’acritica esterofilia, ma perché in questo caso permette una polisemia che non renderebbe altrettanto bene in italiano: sense indica sia una dimensione sensoriale al livello emotivo e percettivo, sia la ragione delle cose, ovvero la loro dimensione deliberata e razionale; la parola place, d’altro canto, è sia un sostantivo che significa luogo come circoscritta porzione di spazio, sia un verbo che nella sua versione “phrasal” – to take place (cioè avvenire, accadere) – dà il senso di un processo trasformativo. Come vedremo, questi sono aspetti centrali per comprendere il concetto di sense of place. 

Che cosa s’intende per place?

Prima di provare a dare una definizione di sense of place, è necessario chiarire cosa si intenda per place, luogo. A questo proposito, sposiamo la definizione data da Thomas Gieryn (2000), un sociologo noto soprattutto per i suoi studi nell’ambito della sociologia della conoscenza. Gieryn sostiene che un luogo è definito da tre caratteristiche: 1) la posizione geografica, cioè il punto dell’universo e le coordinate spaziali che lo delimitano; 2) la forma materiale, cioè tutti quegli elementi (naturali o artificiali) che lo caratterizzano e che configurano le possibilità d’azione e interazione delle persone; 3) le accezioni semantiche e valoriali, cioè un luogo per essere definito tale, deve essere oggetto di interpretazione, narrazione, comprensione e immaginazioneIl luogo, quindi, ha una importante connotazione rappresentazionale/simbolica, ed è proprio questa a favorire processi di identificazione di gruppi sociali e comunità. Il sense of place è infatti strettamente connesso a questa capacità dei luoghi di evocare significati, simbolismi, ma anche un profondo sentimento di appartenenza. Un autore che ne ha dato una formulazione comprensiva e rigorosa è lo studioso di geografia umana Edward Relph. Nel suo volume Place and Placelessness (1976), Relph argomenta che il sense of place è primariamente legato alla necessità umana di avere un senso di continuità del reale. Dunque, si manifesta in un ampio spettro di situazioni: dal semplice riconoscere e sapersi orientare in una certa area, alla capacità di rispondere empaticamente alle caratteristiche materiali e simboliche dei luoghi, fino alla profonda connessione che ciascuno di noi è portato a provare verso i posti dove siamo cresciuti o abbiamo avuto quelle esperienze che definiscono chi siamo.

Figura 1: L’autenticità di un luogo di heritage risiede nelle modalità attraverso cui questo è vissuto dalle persone. Foto di Sinitta Leunen

Il processo del sense of place

Per questo motivo, il sense of place può realizzarsi sia in una forma consapevole e deliberata che in una forma inconscia. Specificamente, il sense of place è da intendersi come un processo, e ciò che determina questa sua dimensione trasformativa sono le pratiche di – cosiddetto – “place-making”, cioè tutte quelle attività che individui o gruppi svolgono per modificare l’ambiente circostante. Anche queste pratiche possono essere attuate in una forma deliberata e razionale – ad esempio attraverso la costruzione di strutture che seguono un preciso piano architettonico – ma anche inconscia e irriflessiva – ad esempio come quando modifichiamo la disposizione di elementi del nostro ambiente (lavorativo o abitativo), senza prevedere come ciò alteri la capacità di sentirci un tutt’uno con esso. Questa idea di sense of place, e le pratiche (consapevoli o meno) di place-making sono legate intimamente al concetto di autenticità. L’autenticità, in questo caso, non va intesa come subordinata al fatto che (per esempio) i materiali e gli arredamenti di un edificio storico siano quelli originali, cioè come se si trattasse di una proprietà intrinseca dei luoghi (ed estrinseca alle persone). Al contrario, l’autenticità di un luogo risiede nei modi in cui quel luogo è vissuto, esperito e trasformato dalle persone. In una chiave di lettura heideggeriana, potremmo dire che si ha sense of place quando un luogo viene creato e vissuto in modo autentico, e questa autenticità è a sua volta data dal fatto che chi lo abita e lo vive sia pienamente e armonicamente calato in esso. Quando ciò avviene, si ha una sovrapposizione tra le identità delle persone e le identità del luogo. Di contro, un sense of place “inautentico” (ciò che Relph chiama placelessness) si sviluppa quando i luoghi sono costruiti e vissuti dalle persone accondiscendendo acriticamente a sistemi di valori massificati ed efficientistici.

Queste riflessioni sul tema dell’(in-)autenticità ci fanno capire immediatamente l’importanza che il sense of place riveste quando parliamo di patrimonio culturale. In effetti, un crescente interesse nell’ambito degli heritage studies verso questo concetto ne dimostra l’utilità per comprendere come le comunità di patrimonio possano infondere significati e sviluppare attaccamento emotivo verso le risorse culturali del proprio territorio (si veda ad esempio Schofield & Szymanski, 2016). Anche il discorso istituzionale sul patrimonio sta sempre di più muovendosi verso questi approcci “community-based” e, in tal senso, la Dichiarazione di Québec sulla preservazione dello spirito del luogo (promulgata da ICOMOS nel 2008) sembra rifarsi esplicitamente a tali principi. Lo spirito del luogo, certamente legato alla figura del genius loci dell’antica Roma, presenta una chiara corrispondenza con quanto abbiamo detto finora su sense of place: esso, infatti, ricomprende quegli elementi tangibili e intangibili che danno “significato, valore, emozione e mistero ad un luogo”. La Dichiarazione di Québec inoltre afferma che lo spirito del luogo è un processo in continua ricostruzione, che risponde alle esigenze di cambiamento e continuità delle comunità. Di contro, esso viene costantemente minacciato da eventi come cambiamenti climatici, turismo di massa, conflitti armati e sviluppo urbano incontrollato. È attraverso la comunicazione interattiva e la partecipazione delle comunità che lo spirito del luogo può essere “salvaguardato, utilizzato e valorizzato” nel modo più efficace. 

Figura 2: Sense of place vuol dire costruire i significati dei luoghi anche attraverso pratiche e usi creativi. Foto di Tima Miroshnichenko

In conclusione, è necessario mantenere sempre alta la soglia dell’attenzione su come questi concetti e principi condivisibili possano poi essere sfruttati. Infatti, come sostiene Laurajane Smith nel suo Uses of Heritage (2006), tutte le pratiche di heritage hanno a che fare con il sense of place, ma la patrimonializzazione ha il potere di legittimare (o meno) il sense of place di determinati gruppi sociali, cristallizzandone memorie e esperienze collettive, spesso a discapito di quelle dei gruppi minoritari. Questa legittimazione calata dall’alto rischia di vincolare il sense of place attraverso pratiche manageriali e sistemi di classificazione che in ultima istanza limiterebbero la fluidità e mutabilità dei significati di un luogo. Questo rischio è ben esemplificato dal fatto che la keyword “sense of place” è diventata sempre più, in una certa letteratura, sinonimo di attrazione turistica, arrivando al paradossale risultato che l’autenticità di un luogo possa potenzialmente diventare una minaccia per se stessa, quando le pratiche di “place-making” vengano intese come attività di “place-branding”.

Riferimenti bibliografici

Gieryn, T. F. (2000). A space for place in sociology. Annual Review of Sociology, 26, 463–496.

ICOMOS (2008). Quebec Declaration on the Preservation of the Spirit of Place, adopted at Québec, Canada, October 4th 2008.

Relph, E. (1976). Place and Placelessness. London: SAGE Publications Ltd.

Schofield, J., & Szymanski, R. (2016). Local Heritage, Global Context: Cultural Perspectives on Sense of Place. London: Routledge.

Smith, L. (2006). Uses of Heritage. London: Routledge.